Società sportive, tempo di fusioni (lettera del Presidente)
Riportiamo il testo integrale della lettera scritta dal nostro Presidente al giornale l'Adige (pubblicata mercoledi' 5 novembre) che interviene in merito alla posizione presa dal presidente della FIGC Trentina Ettore Pelizzari circa la fusione delle societa' sportive e di calcio in particolare.
L'Adige ha pubblicato nell'edizione di lunedi' 3 novembre un'interessante pagina dedicata al tema delle fusioni delle società di calcio. Il presidente del Comitato trentino della Figc ha espresso in merito un secco e perentorio no, ribadito in tutte le circostanze e messo nero su bianco nel documento presentato all'assemblea delle società della scorsa settimana. Il parere negativo del Comitato trentino alla fusione di Villazzano e Povo nella nuova società Vipo era stato peraltro scavalcato
dagli organismi nazionali della Figc, che hanno dato il via libera all'operazione.
Il presidente Pellizzari si spinge ora ancora più avanti proponendo di «abrogare l'istituto della fusione». Per farla breve, nei vertici del calcio trentino spira un vento in direzione del tutto contraria a quanto sta avvenendo nella realtà politico-amministrativa della nostra provincia: accorpamento dei Comuni, fusioni di Casse Rurali e Famiglie Cooperative.
Certamente l'organizzazione sportiva basata sul volontariato ha caratteristiche del tutto particolari e diverse, ma qualche riflessione sarebbe comunque opportuna.
Qualsiasi dirigente sportivo sa che la società sportiva è la cellula fondamentale del movimento, la sede in cui si concentrano passione ed entusiasmo di persone per dare vita e tenere in vita un'organizzazione finalizzata al servizio dei giovani. Nessuno quindi può mettere in dubbio la funzione fondamentale dell'associazionismo diffuso capillarmente sul territorio.
Ma il fine ultimo non deve essere quello del numero delle società, ma la qualità del servizio offerto ai giovani e alla comunità. Se questo obiettivo viene raggiunto meglio attraverso una fusione, per quale motivo si dovrebbe dire di no?
Appare francamente sconcertante il passaggio del documento sottoposto all'assemblea delle società calcistiche trentine in cui si dice che «non mancherebbero ricadute negative anche sul bilancio economico» del Comitato.
Insomma c'è anche la preoccupazione per qualche entrata in meno e per un calo delle società affiliate. I numeri non dovrebbero essere una preoccupazione per la Federcalcio, che resta di gran lunga la più ricca di tutte le Federazioni sportive anche dopo il recente ( e colpevolmente tardivo) taglio dei contributi Coni.
II calcio è stato da sempre abituato ad un tenore di vita assolutamente al si sopra di tutte le altre attività sportive. Il presidente Tavecchio minaccia lo stop all'attività degli arbitri del settore dilettantistico ma non dice che gli arbitri del settore professionistico guadagnano quanto i top manager di una grande azienda. Non si riflette sul fatto che il solo stipendio del commissario tecnico Conte è più o meno uguale alle risorse complessive dei settori tecnici di due federazioni olimpiche importanti come atletica e nuoto. Non si dice che il costo giornaliero del resort di lusso che ha ospitato la Nazionale italiana ai Mondiali del Brasile basterebbe a coprire un mese di ospitalità di atleti da medaglia olimpica di altri sport nei loro stages in caserme o in strutture a bassissimo costo.
Per tornare al tema delle fusioni, il problema è soltanto quello della qualità
del progetto. Se l'idea di mettersi assieme parte dalla volontà di migliorare la qualità tecnica e dirigenziale, di offrire ai giovani calciatori un servizio migliore, di
razionalizzare anche i costi nei tempi difficili che stiamo vivendo, quali sono i
motivi per dire di no? Solo perché ci sarà una società in meno fra le affiliazioni del
Comitato e mancherà una quota di affiliazione?
Nel panorama sportivo nazionale, anche fuori dal calcio, si sta diffondendo sempre
più l'esperienza di forme di collaborazione, di progetti costruiti mettendo assieme realtà associative diverse, che magari conservano la loro identità a livello di promozione giovanile ma confluiscono poi in una società unica per la valorizzazione dei vivai.
Questa dovrebbe essere la strada da seguire, non a tutti i costi, ma quando ci
siano le condizioni favorevoli. I-lo vissuto personalmente qualche anno addietro,
anche se in maniera molto marginale, il tentativo di mettere assieme le forze di
società calcistiche come Rovereto.
Vallagarina, Alta Vallagarina. Un tentativo fallito, anche se era fondato su basi
incoraggianti ed anche con il coinvolgimento delle amministrazioni comunali. Se quel progetto fosse stato realizzato forse la storia calcistica della Vallagarina avrebbe potuto imboccare una strada diversa.
Carlo Giordani
Presidente Us Quercia Rovereto
Ex vicepresidente vicario Fidal nazionale