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Chesani da record...costruito a Modena

I giornali dei giorni scorsi, anche quelli nazionali, hanno dato grande risalto al record italiano nel salto in alto stabilito ad Ancona da Silvano Chesani. L’atleta trentino con la misura di metri 2.33 si colloca ai primissimi posti nelle graduatorie mondiali indoor di questa stagione.
Questo risultato, si spera trampolino di lancio per un percorso sportivo che potrebbe portare molto in alto (non è un gioco di parole) è stato costruito a Modena, dove Chesani è stato costretto a trasferirsi non solo per seguire i consigli di un tecnico bravissimo come Giuliano Corradi, ma anche perché in Trentino non esistono strutture coperte per praticare seriamente l’atletica nel periodo invernale. Quindi per inseguire i risultati di valore mondiale l’atleta ha dovuto emigrare. E se questa può essere una strada praticabile per una atleta di fatto professionista (gareggia per le Fiamme Oro Padova), diventa invece assolutamente impraticabile per quei giovani emergenti (in Trentino ce ne sono tanti) che in Trentino non trovano uno straccio di impianto per allenarsi quando fa freddo (diciamo almeno 5 mesi all’anno) e magari nevica, per poter saltare in alto o con l’asta, allenarsi per il lungo e il triplo o per le gare di velocità o di ostacoli.

Chesani nel salto record (foto Colombo/FIDAL)
Chesani nel salto record (foto Colombo/FIDAL)

Provo quasi un senso di imbarazzo a riportare l’attenzione su questo argomento. Se ne parla ormai da oltre 30 anni, da quando ero direttore tecnico della FIDAL del Trentino Alto Adige, allora presieduta da Marco Pasqualini. Hanno richiesto a gran voce l’impianto indoor i presidenti successivi, da Carlo Filippi ad Aurelio Gadenz, per finire a quello attualmente in carica, Giorgio Malfer.
Progetti, promesse, impegni: ma siamo sempre al punto di partenza. Tutto lo sport trentino va giustamente fiero di una impiantistica di prim’ordine, che ci è invidiata da tutti. La Provincia e anche tante amministrazioni comunale hanno fatto molto e di questo si deve dare doverosamente atto.
Abbiamo in Trentino moltissimi impianti coperti: palazzetti e palestre per pallavolo, pallacanestro e pallamano, palestre per il calcio in sala, piscine, strutture per il tennis, per le bocce, per il pattinaggio artistico ed altro ancora. Per l’atletica niente.
Quest’anno è venuta a mancare l’unica precaria struttura, iI tendone montato sul campo di Pergine, spazzato via dalle esigenze calcistiche della Fersina. Su quello stesso impianto si sono trovate le risorse (molte decine di migliaia di euro) per le norme della sicurezza dettate dall’assurda legge Pisanu. Reti e recinzioni inutili per tenere a bada i tifosi (200? 300?), quando in tutto il mondo si è fatto il percorso contrario, eliminando recinzioni e barriere attorno agli stadi di calcio.
L’atletica trentina conta su molte società di primo piano in Italia, su una storia passata e recente di grandi campioni, di talenti che stanno sbocciando anche in questi mesi.
Sarebbe giusto dare una risposta ad attese che durano da oltre 30 anni. Fra i tanti progetti di cui si è parlato uno ha le gambe per partire in tempi brevi. L’amministrazione comunale di Rovereto ha già pronto il progetto di riqualificazione dello stadio Quercia, con un impianto indoor da ricavare sotto la pericolante tribuna scoperta. L’opera fa parte del protocollo di intesa firmato dalla Provincia con il Comune di Rovereto subito dopo l’insediamento della giunta Miorandi.
Il mondo dell’atletica trentina spera che arrivi finalmente l’ora dei fatti. Non solo perché Silvano Chesani ha dovuto diventare cittadino di Modena per poter diventare un campione, ma soprattutto perché non dobbiamo spegnere i sogni di tanti giovani talenti che l’atletica trentina continua a coltivare.

Carlo Giordani Presidente U.S. Quercia Rovereto
Ex vicepresidente vicario FIDAL

Carlo Giordani
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